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Referendum

Ho votato SI al referendum! Non perché appartengo ad una parte politica, ma sulla base di un ragionamento che potrebbe essere tacciato per semplicistico, ma che rivendico anche dopo la netta bocciatura del popolo. Il referendum è stato il coronamento di 2 anni di lavori parlamentari con diverse letture del testo della proposta di legge costituzionale e il risultato di una serie di compromessi, pertanto una legge alquanto perfettibile. In ogni caso, atteso che la proposta era il prodotto della maggioranza parlamentare che sosteneva tale variante alla costituzione come elemento chiave per innovare le istituzioni, ho voluto supportarla. Non tanto per convinzione e neppure per i toni e le argomentazioni sostenute dal governo durante la campagna referendaria, quanto per rispetto del ruolo istituzionale del parlamento!
Nell'indicare il ruolo istituzionale del parlamento mi riferisco alla massima espressione della democrazia rappresentativa, pertanto potete immaginare come mi sono sentito quando alcuni esponenti di tale maggioranza hanno dichiarato di avere sostenuto la riforma secondo le indicazioni del governo per non fare venire meno la maggioranza, piuttosto che per convincimento personale, facendo dedurre che il supporto al governo era prioritario nel contesto dei lavori parlamentari, alla legge costituzionale. Per poi manifestare tale dissenso nel corso della campagna referendaria. Ritengo che tali esponenti parlamentari abbiano implicitamente tradito il mandato e l'alta istituzione di cui fanno parte. Il dissenso andava espresso in quella sede e non a posteriori. Ho paura che tale atteggiamento sia il risultato di una prassi consolidata per cui il parlamento non fa altro che approvare unicamente le leggi d'iniziativa governativa, spesso sottoposte alla fiducia. Pertanto quando sento parlare dei tre poteri (legislativo, esecutivo e giudiziario), penso che in Italia siano, di fatto, solo 2: giudiziario e legislativo-esecutivo. Pertanto quando si è parlato di deriva autoritaria in riferimento alla legge costituzionale, mi sembra che questa, nella sostanza, sia già in atto.
Per questo stato di fatto, però, la mia critica non va all'operato dei governi quanto alle legislature parlamentari che hanno, di fatto, abiurato il proprio ruolo limitandosi a legiferare, in massima parte, quanto proposto dai governi, piuttosto che elaborare d'iniziativa le leggi necessarie ai cittadini.
Tale consolidata situazione, motivata sia da fattori umani sia organizzativi, deve essere modificata per dare al parlamento il ruolo sancito dalla costituzione, ma che di fatto non ricopre. Il risultato è che da una parte la popolazione sente tale istituzione inutile e dall'altra questo mancato ruolo propulsivo appare ridurre, di fatto, le responsabilità dei rappresentanti nei confronti del mandato popolare (cambio di partito). Ne consegue che quando i parlamentari esprimono un parere, appaiono senza convinzione espressione di una parte quasi fosse un gioco di ruolo spesso impiegando frasi o pensieri stereotipati che ingenerano il retro pensiero in chi ascolta: lo sta dicendo solo per tenere il posto. Un classico esempio e quello citato prima (votare una legge costituzionale che non si condivide). Ciò allontana le istituzioni dai cittadini. Ritengo che, pertanto, sia necessario che il parlamento riacquisti il proprio ruolo, non ho idea se ciò possa essere fatto con una legge ordinaria o costituzionale, immagino dipenda dalle soluzioni proposte, ma in ogni caso il parlamento deve fare leggi e per potere fare ciò deve essere nelle condizioni di decidere in tempi adeguati con le esigenze dei cittadini, pena il distacco della politica dalla società.
Detto tutto ciò, condivido il pensiero unico che la bocciatura al referendum sia stata la bocciatura alle politiche adottate dal governo in questi 2 anni da parte delle fette della popolazione che più hanno sofferto per la crisi economica e che non sono state ascoltate da quella sinistra che ha sempre fatto della difesa delle fasce più deboli della popolazione la propria bandiera. Ritengo altresì che il 40% del popolo ha votato sì perché ritiene necessario un cambiamento. Sarebbe però un errore credere che tale percentuale coincida con quella che supporta il governo.

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